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Fake news e altri rimedi

Dal momento che ogni nuovo intervento politico-normativo viene appellato da buona parte della classe dirigente degli ultimi anni come “storico”, “epocale”, ecc., non sarebbe esagerato chiamare quello delle fake news il problema del secolo! Eppure, a ben vedere, sembra una situazione che in qualche modo faccia comodo un po' a tutti.

 

Un tempo furono le bufale. Termine troppo nostrano per mantenerlo in uso in un momento storico che preferisce – purtroppo – importare termini dall’estero invece che usare e valorizzare i propri. In ogni caso, la sostanza non cambia. Pubblicare e diffondere una notizia non vera è certamente un problema che sta influenzando in maniera fastidiosa, e per certi aspetti preoccupante, l’attuale percezione di lettori e cittadini.

 

Quali fattori ne causano l’incipiente proliferazione?

Anzitutto, complice della diffusione delle fake news sembra essere lo scarso grado di “alfabetizzazione” del lettore medio, pronto a credere a qualunque notizia d’effetto, specie se questa rafforza le sue idee e convinzioni. Nel concreto, il lettore ha già maturato un giudizio – o, se vogliamo, pregiudizio – su un determinato argomento e aspetta solamente che una notizia lo confermi, anche se questa risulta poi essere falsa.

Su questo terreno fertile si muovono gli esperti delle bufale che spesso studiano target e momento storico ideale per divulgare la notizia al solo scopo di poter manipolare questa o quella parte dell’opinione pubblica. Gran parte dell’attuale classe dirigente, scarna di competenze e contenuti, si affida a veri e propri professionisti per diramare, perlopiù sul web, notizie false volte a screditare l’avversario politico.

 

Ulteriore fattore del dilagante fenomeno sembra l’assenza totale di sanzioni per i creatori di queste news. Invece di invocare – come avviene da più parti, sviando in parte il problema – un processo di controllo degli editori, sarebbe più salutare mantenere la garanzia del pluralismo dell’informazione e prevedere sanzioni aspre per quanti, consapevolmente o colpevolmente, diramano notizie false.

 

In conseguenza di ciò, assodato che il fenomeno è globale, sarebbe auspicabile l’istituzione a livello europeo di un garante sovranazionale – e con delegati locali in ogni Paese membro – che diventi organismo di controllo con potestà di irrogare sanzioni a quanti diramano fake news e/o bufale. E chissà che la debellazione delle bufale non costringa, in un futuro non troppo lontano, i nostri rappresentanti politici ad assumere un qualunque incarico pubblico solo dopo essere passati da una sana gavetta, debitamente corredata da una seria formazione politica.

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