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Vita o morte? Sondaggio sul web

La notizia è questa: una ragazzina malese di 16 anni si è tolta la vita. E già di per sé la vicenda instilla nel lettore una certa tristezza. E dai! 16 anni è tra le età più belle. Pochi pensieri, la voglia di cambiare il mondo, nessuna vera responsabilità, tempo da dedicare agli amici e alle passioni, sogni, sogni e ancora sogni. E, però, non è per tutti così, perché oltre a essere tra le età più belle, è anche tra le più complesse: anticonformismo a tutti i costi, le prime trasgressioni, le prime delusioni – spesso, diciamolo, ingigantite oltre misura. Eppure, tutto serve a crescere, a formare una propria personalità, a fare esperienze di vita che segnano quello che sarai da grande. Non è stato così per la giovane sedicenne. Un suicidio scaturito da chissà quale stato d’animo e da quale celata inquietudine.

 

Irrequietezza e stati d’ansia possono essere terribili a 16 anni. La cosa che colpisce, però, in questa vicenda è come sia maturata e come sia stata assunta la decisione ultima della sedicenne. La ragazza ha chiesto aiuto su Instagram ai suoi follower: “è davvero importante – ha postato –, aiutatemi a scegliere. Vita o morte?”.

Tutto qui. Una D (Death) o una L (Life) e la decisione di continuare a vivere, a sognare, a fare le bravate che tutti i teenager fanno o, al contrario, di interrompere tutto all’improvviso è stata affidata ad “amici” virtuali. Ha vinto la D, ha vinto il vuoto, la mancanza di valori e di rispetto della vita che contraddistingue il nostro tempo, l’assenza totale di solidarietà. Ha vinto la morte col 69% dei voti.

 

I follower – i seguaci, gli amici del web – hanno risposto con la stessa superficialità con la quale si risponde ad un sondaggio politico o di tendenza, alla stregua di chi ti chiede “quante volte mangiate carne rossa durante la settimana?”. Nessun approfondimento, nessuna comprensione, nessuna preoccupazione per una domanda insolita e drammatica.

E così la giovane – che in quel momento di fragilità avrà interpretato quella superficialità come conferma delle sue paure e della sua solitudine – ha eseguito quanto decretato dai suoi seguaci, è salita sul punto più alto di un palazzo e si è gettata nel vuoto. Addio sogni, addio inquietudini, addio bravate adolescenziali. Chi ha letto il suo post ha solo indicato una superficiale lettera: D o L. Lei ne ha preso atto.

 

È proprio la superficialità che caratterizza questa vicenda e che, evidentemente, intride di vuoto tutta la nostra società. In fondo, quanti si preoccupano più se il vicino di casa ha perso il lavoro ed è disperato? Quanti si impegnano nel quotidiano a svolgere al meglio il proprio ruolo, consapevoli che anche nell'esercizio delle attività più semplici si determina la forza e il funzionamento dell’intera società? Quanti mettono al centro della loro giornata i rapporti reali e non le effimere amicizie virtuali?

 

E se a tutto questo aggiungiamo il dilagante egoismo, l’innata presunzione di poter dire la propria sempre e comunque, di possedere la verità assoluta – salvo poi, quando fa comodo, cambiare posizione con buona pace dell’ormai troppo anacronistica e compianta coerenza –  se ne ricava un quadro decadente e frivolo degno del più popolare ritratto di Dorian Gray. Ora come allora la voglia di agire senza pagarne le conseguenze – fisiche e morali – caratterizzano l’individuo. Noi, però, nella vita reale non abbiamo un dipinto che si fa carico dei nostri peccati, dei sensi di colpa e della vita irrequieta o avventurosa. E, andando a fondo, perfino nel romanzo il protagonista è convinto che “la giovinezza è l’unica cosa che valga la pena possedere”. E invece oggi neppure questa condizione di vantaggio – la giovinezza, appunto – risulta più apprezzata da chi la possiede.

 

Questo mi ha colpito della vicenda della giovane malese, che la sua decisione sia scaturita da una semplice lettera, che sia stata decretata da uno stupido sondaggio su un inutile social network, dove nessuno può argomentare, ragionare e motivare le proprie idee, ma si è intrappolati dalla sentenziosità di uno slogan, di un like o peggio di una dannatissima lettera dell’alfabeto. Emerge un quadro raccapricciante, in cui la vita umana sembra essere racchiusa in un banale click, in una frase scritta da sconosciuti per sconosciuti, a scapito dei rapporti reali, dell’amicizia vera, della sofferenza e della gioia condivise guadandosi negli occhi – quegli occhi che versano sì lacrime di dolore o di felicità, ma che lo fanno di fronte ad altri occhi pronti a condividere un momento di vita reale.

 

 

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Commenti: 2
  • #1

    Lositoconcetta (martedì, 21 maggio 2019 18:31)

    Eh si che rabbia! C’e Chi combatte per salvare una vita e chi la distrugge con un click!

  • #2

    Primo Emendamento (mercoledì, 22 maggio 2019 18:32)

    Cara Lositoconcetta, il tuo punto di vista avvalora quanto da me scritto e ti sono grato per il tuo contributo. Grazie