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Le mosse dei leader

 

Quello che succederà domani (24 marzo) al Senato, segnerà probabilmente l’indirizzo politico che avrà la XVIII legislatura.

Proposte, controproposte, veti incrociati hanno creato uno stallo che solo Matteo Salvini ha avuto il coraggio di superare.

Il voto della Lega alla Bernini – in barba all’accordo col centro-destra di votare Romani, sgradito ai pentastellati – è stato un passo avanti, più che un passo indietro.

 

Salvini appare aver fatto il passo più maturo.

Il trincerarsi di Silvio Berlusconi dietro al nome di Romani, più che una valutazione di merito sembra essere una prova di forza (Italia).

Berlusconi non avrebbe mai potuto rinunciare al nome indicato per un mero veto di Di Maio – veto che, dal suo punto di vista, è del tutto immotivato.

 

Ci ha pensato Salvini a rompere l’impasse. Ha votato la Bernini, ha rotto gli equilibri, ha infastidito l’alleato Berlusconi ma, in questo modo, ha salvato la sua faccia – quella di Berlusconi, si intende.

Grazie a questa mossa del leader della coalizione, infatti, Berlusconi a questo punto rinuncerà al nome di Romani, non per il fastidioso veto del Movimento s5 Stelle, ma nell’interesse dell’alleanza e per la salvaguardia della coalizione di centro destra.

 

In questo modo si potrà aprire un nuovo capitolo, scegliere un nuovo nome, uscirne tutti (chi più, chi meno) vincitori e, forse – ce lo auguriamo – si potrà insediare al più presto un Governo che oltre ai giochi di potere nel palazzo, si occupi della vita reale degli italiani.

 

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