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Post-elezioni: cosa succede?

Il post-voto sembra aver aperto una nuova campagna elettorale. O meglio, sembra aver avviato una diversa fase della campagna elettorale. Dal momento che nessuno in Italia ha vinto le elezioni, i leader dei singoli partiti hanno oggi un solo interesse, non scontentare e disilludere – ancor prima di aver creato un governo – la propria base.

Ma hanno anche un altro scopo, manifestato fievolmente, e cioè quello di arrivare alle poltrone del potere senza alleanze che possano limitare troppo la loro gestione della cosa pubblica.

Se vogliamo dirla tutta, l’unico partito che non dovrebbe entrare in nessun governo è il partito democratico. Neppure una sparuta schiera di “responsabili” dovrebbe farlo. Hanno sposato la causa di Renzi, hanno sfidato il movimento 5 stelle e il centrodestra e hanno perso. Si sono schierati – magari solo per garantirsi una poltrona – e lo hanno fatto in un partito che gli elettori (in questo ha ragione Renzi) hanno destinato all’opposizione.

Che poi ad essere bocciato dagli elettori sia stato il solo Renzi, è altra storia.

 

Che fare, dunque?

Nell’ottica della rappresentanza, così come ideata dai padri costituenti e arrangiata dall’attuale legge elettorale, gli esponenti dei maggiori partiti che rappresentano la maggior parte degli elettori hanno il dovere di trovare dei punti in comune per garantire a quegli stessi elettori un governo al Paese – nel rispetto, si intende, delle minoranze e dell’opposizione.

E dunque, come già proposto da qualche intellettuale (uno fra tutti: Pietrangelo Buttafuoco) un governo a guida Di Maio con l’appoggio di Salvini potrebbe essere una delle soluzioni più plausibili.

Del resto, punti in comune ce ne sono. Entrambi hanno declinato qualunque appoggio a governi tecnici, di scopo o di larghe intese negli anni di Monti, Letta, Renzi e Gentiloni.

Entrambi hanno manifestato l’urgenza di adottare le migliori misure per aiutare le piccole e medie imprese e i disoccupati d’Italia, con critiche severe alla legge Fornero.

Entrambi, infine, hanno più volte minacciato di voler usare una linea dura con l’Europa se questa, e i burocrati che la gestiscono, non si mostreranno disponibile a politiche che non lascino isolata l’Italia nella lotta all’immigrazione e alla disoccupazione.

 

Cosa ci sarebbe di strano, quindi, se i primi due partiti riuscissero a formare un governo che possa dare anzitutto risposte a questi elettori e agli italiani tutti? L’establishment e i rispettivi rappresentanti politici sono stati bocciati dai partiti anti-sistema, diamo a questi – perché lo hanno voluto i cittadini – la responsabilità di governo e l’onere di trovare un accordo. Se faranno male, tra qualche anno, (forse) non verranno riconfermati.

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